Cosa vedere a Pietrelcina

Situata a 300 metri circa sul livello del mare, Pietrelcina è una gradevole e ridente cittadina posta a una decina di chilometri da Benevento. Sorge su una terrazza circondata da un paesaggio formato da basse colline e disegnato da rivoli che lentamente scendono verso la valle del Tammaro. La campagna è dolcemente ondulata e variegata da coltivazioni di grano, tabacco, carciofi, ed arricchita dalle ombrose fronde degli Ulivi, degli Olmi, delle Viti e delle Querce.
Il nucleo originario del paese è situato su uno sperone di roccia calcarea, quello che i Pietrelcinesi ed i biografi di Padre Pio chiamano “La Morgia”.

Su questa roccia dura, sorge il rione “Castello”, il cuore antico di Pietrelcina. E’ il luogo che ha ascoltato i vagiti, ha visto crescere e correre per le piccole corti ed i vicoletti stretti, uno dei più grandi figli della Terra del Sannio: Francesco Forgione, conosciuto in tutto il mondo come Padre Pio da Pietrelcina.

 

Cenni storici su Pietrelcina

L’abitato di Pietrelcina sorge su una terrazza circondata da riposanti colline coltivate a grano e tabacco.
Le sue origini risalgono al medioevo anche se il territorio doveva essere già abitato in epoca pagana come ci confermano i reperti rinvenuti in località Piana Romana e in varie contrade limitrofe.
Il nucleo più antico, denominato “Castiello” e poggiante su uno sprone di roccia calcarea, il “Morgione”.

È nato con l’avvento della dominazione longobarda costituendo un avamposto fortificato del Ducato di Benevento.
All’arrivo dei Normanni vi furono eretti un castello baronale e una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo entrambi distrutti dal terremoto del 1688. Con il nome di “Petra Pedicena”, “Petrapolcina”, “Petrae Policinae”, il paese si trova nominato in vari documenti storici a partire dal 1101. Falcone Beneventano nella sua cronaca medioevale ci narra che nel 1138 Ruggero II distrusse il castello del milite Bartolomeo de Petrapolcina e mise il territorio a ferro e fuoco ma di certo il paese risorse ben presto, si ampliò e si sviluppò tant’è che nel 1269 gli fu ingiunto con un’ordinanza reale di fornire soldati ed uomini a Carlo D’Angiò. Ferrante I d’Aragona vi pose i suoi accampamenti nel 1461 dovendo sedare una delle tante congiure baronali della zona. Pietrelcina fu feudo del giureconsulto Bartolomeo Camerario e poi di varie nobili famiglie come i Caracciolo, i D’Aquino e infine i Carafa che lo hanno posseduto sino all’abolizione della feudalità. Molte ipotesi si possono avanzaresull’origine del toponimo, il Meomartini afferma che “Petra Pucina” cioè “Piccola Pietra” fosse così chiamata in contrapposizione a “Pietra Majure” o “Pietra Grande” zona quest’ultima sita in S. Giorgio La Molara ma l’incertezza è grande considerando che nel dialetto pietrelcinese “Petra Pucina” vuol significare “Pietra Pulcina”. Al di là delle leggende popolari c’è di sicuro che la prima parte del nome è riferita alla grande roccia calcarea su cui sorge il nucleo antico mentre la seconda potrebbe riferirsi al primo signore normanno che occupò il luogo e lo fortificò, per cui “Policina” o “Pulecina” deriverebbero da “Policenus” ossia “Pulcino” cosicché la “Pietra di Pulcino” è divenuta nel corso dei secoli Pietrelcina. Qualunque ne sia l’origine, il nome di Pietrelcina è conosciuto in tutto il mondo per aver dato i natali al frate cappuccino Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, nato nel borgo medioevale in Vico Storto Valle il 25 maggio 1887.

Visitare Pietrelcina: i monumenti principali

CONVENTO DEI PADRI CAPPUCCINI E CHIESA DELLA SACRA FAMIGLIA:

Il luogo di edificazione venne indicato da padre Pio il quale sentiva levarsi dalla zona un coro angelico ed udiva campane suonanti a distesa. Fu chiesto alla ricca benefattrice americana, Mary Pyle, devota di padre Pio, di costruire un convento ed una chiesa. I lavori iniziarono nel 1926, nel 1948 fu inaugurato il Seminario e il 20 maggio 1951 venne consacrata la chiesa annessa al convento e dedicata alla Sacra Famiglia. All’interno della struttura conventuale si trova il museo di padre Pio ove sono conservati un saio, un completo di arredi sacri per la celebrazione della messa, alcuni libri, una tunica insanguinata e altre reliquie appartenute a padre Pio. La tunica insanguinata è quella delle flagellazioni a cui andava incontro settimanalmente,soprattutto nel periodo della sua permanenza a Pietrelcina.

CHIESA DI S.MARIA DEGLI ANGELI:

È l’attuale chiesa madre di Pietrelcina. Si ritiene sia nata come cappella intitolata a S. Anna, fuori dalle mura dell’antico “castrum Petrae Pulcinae”, intorno al XIV secolo. Più volte ampliata e ristrutturata nel corso dei secoli, presenta una pianta a croce greca e a tre navate ed è abbellita da stucchi ed affreschi. Nella chiesa si conserva la statua lignea policroma di scuola napoletana fine ‘600 della Madonna della Libera. La devozione del pietrelcinese per la Madonna della Libera, patrona di Pietrelcina, affonda le sue radici nel più remoto passato e già nella metà del XVI secolo esistevano una cappella ed una confraternita dedicate a quella che padre Pio soleva chiamare “La Madunnella nostra”. In questa chiesa padre Pio celebrò la sua prima messa, il 14 agosto 1910.Nel 1892 ad opera del ramaio pietrelcinese Abele Mandato fu forgiato un maestoso gallo, il quale venne issato sul campanile e posto con la testa rivolta verso l’Oriente, in simbolica annunciazione della nascita del sole e della fine delle tenebre.

PORTA MADONNELLA:

Trattasi della vecchia porta d’ingresso al caratteristico borgo medioevale di Pietrelcina. La prima denominazione nel tempo è quella di “S. Michele”, per la vicinanza di una chiesetta antichissima, annessa al castello baronale e intitolata a S. Michele. Madonnella, dizione posteriore, deriva probabilmente dalla presenza, a lato della porta, di una tipica edicola murata dedicata alla Madonna, che alcuni fanno risalire alla seconda metà del XVIII secolo. L’edicola è costituita da 27 formelle di maiolica su cui sono raffigurati S. Michele Arcangelo, S. Antonio da Padova e la Madonna Incoronata seduta sulla chioma di un albero con ai piedi due immagini simboliche: una piccola chiesa e una coppia di buoi aggiogati all’aratro vicino ad un contadino che prega e lavora, un richiamo che simboleggia il forte ed atavico legame tra religione e ambiente rurale. Un antico costume religioso, tramandato nel tempo era la “novena” che veniva e viene ancora recitata in occasione dell’approssimarsi della festa dei tre Santi. Per nove sere consecutive, precedenti la festa, all’imbrunire veniva recitato il Rosario dinanzi all’edicola. Un esempio di comunione e devozione popolare sentita fortemente anche da padre Pio che partecipava attivamente alla” novena”.

CHIESA DI SANT’ANNA:

Documenti dell’Archivio Vaticano fanno risalire la sua presenza come struttura parrocchiale al XIII secolo, mentre le attuali mura furono innalzate dopo il terremoto del 1688. La chiesa è divisa in due navate. In quella minore è possibile notare, lungo la parete di destra, una serie di rozze nicchie ospitanti statue settecentesche di Santi: l’Assunta l’Incoronata, Santa Rosa, Sant’Anna con la Madonna tra le braccia sotto il cui altare prende posto una piccola urna contenente le reliquie di San Pio martire, estratti dalle catacombe romane di Priscilla e donate al popolo pietrelcinese nel 1801 dal feudatario Carafa. Alle spalle dell’altare maggiore troneggia una tela del ‘600 raffigurante la traslazione della Santa Casa di Loreto. In questa chiesa si nota il settecentesco fonte battesimale in pietra con ciborio in legno dove il 26 maggio 1887 padre Pio ricevette il battesimo con il nome di Francesco. Qui il frate ricevette la Cresima e celebrò le sue lunghe messe quando la salute malferma non gli permetteva di raggiungere la chiesa madre.

LA “TORRETTA”:

Poco distante dalla casa natale s’innalza una fatiscente struttura che la tradizione popolare ha sempre battezzato col nome di “Torretta”, sulla cui sommità presenta una stanzetta ristretta (nella foto indicata con il cerchio giallo)che vide padre Pio, studente in teologia, pregare e riposare durante i primi periodi trascorsi a Pietrelcina. Quando poi, l’estrema sofferenza fisica non gli permise l’accesso alla “Torretta”, si trasferì nella vicina abitazione del fratello.
La Torretta

PIANA ROMANA:

prima che vi sorgesse una chiesetta era luogo di vigne e di olmi. Durante la sua permanenza a Pietrelcina per motivi di salute, padre Pio trascorreva gran parte del tempo a Piana Romana per respirare aria pura che giovava tanto ai suoi polmoni malati.Quando la calura era insopportabile, studiava e pregava all’ombra di una capannuccia di paglia addossata ad un olmo, testimone della prima stimmatizzazione di padre Pio. Accanto all’olmo vi sono ancora due pietre che il frate chiamava “il mio seggiolone” e poco discosto un pozzo che padre Pio, fanciullo, fece scavare. Nel 1958 vennero iniziati i lavori per la costruzione di una chiesetta dedicata a S. Francesco d’Assisi che è meta di numerosi pellegrini.

CASA DI PADRE PIO:

Quando si parla di abitazione generalmente si allude ad un unico edificio, ma in un luogo tradizionalmente chiuso, come il borgo medioevale di Pietrelcina, la casa paterna di padre Pio era dislocata in vari punti del Vico Storto Valle.
La stanza ove nacque padre Pio era la camera da letto dei genitori, Grazio Maria Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio, che oggi reca il numero civico 32.
La cucina presenta un’entrata autonoma che dà direttamente sulla strada.
In tale vano, al numero civico 28, sono ancora presenti, appesi alle pareti e in piccole nicchie, gli utensili dell’epoca, fra cui alcuni recipienti in terracotta, pentole e un lume a petrolio.La Casa di Padre Pio si trova in via S. Maria degli Angeli al n°44. Padre Pio vi abitò dal 1910 al 1916.
Nella stanza in fondo dormiva, studiava, pregava, scriveva ai suoi direttori spirituali e soprattutto veniva tentato dal diavolo con cui sosteneva lotte incredibili, raccontate nelle sue epistole.

VIA DEL ROSARIO:

Trattasi della vecchia strada di campagna che padre Pio percorreva per recarsi a Piana Romana, dove i genitori possedevano una masseria e un pò di terreno. Immersi in un paesaggio incantevole, si attraversa un ponticello di legno sul torrente “Quadrielli”, dove padre Pio fu più volte tentato dal diavolo, combattuto e sconfitto con l’arma invincibile del Rosario. È diventata col tempo la Via Crucis di Pietrelcina.